Tempo per la lettura: 5 minuti
Mary Shelley, il suo Frankenstein… e Livorno
bkg-1818-Mary-Shelley-publica-Frankenstein-fb

Il legame tra Mary Shelley e Livorno è profondo e segnato sia da momenti di grande creatività che da profondi dolori personali. Sebbene l’ispirazione iniziale per Frankenstein sia nata in Svizzera (a Villa Diodati), Livorno ha ospitato la scrittrice e suo marito, Percy Bysshe Shelley, in diverse occasioni cruciali.

I Soggiorni a Livorno

Mary Shelley soggiornò a Livorno tre volte tra il 1818 e il 1820:

  1. 1818: Appena arrivati in Italia, i Shelley alloggiarono inizialmente all’Aquila Nera (nel seicentesco Palazzo Ginori in Via del Porticciolo) e successivamente all’Hotel Croce di Malta in Via Grande. Mary inizialmente definì la città “rumorosa e mercantile”.

  2. 1819 (Villa Valsovano): Dopo la tragica perdita del figlio William a Roma, la coppia cercò rifugio a Livorno per la vicinanza agli amici Gisborne. Affittarono Villa Valsovano (nella zona di Ardenza/Antignano), dove Mary cercò di riprendersi dal lutto. Fu proprio qui che Percy scrisse gran parte della tragedia I Cenci in un piccolo studio vetrato sul tetto.

  1. 1820: Soggiornarono nuovamente in città come ospiti dei Gisborne per risolvere alcune questioni legali.

È un dettaglio che spesso sorprende, ma Livorno viene effettivamente menzionata in un momento cruciale del romanzo, precisamente nel Capitolo 14 (Volume II).

Il riferimento appare durante il racconto della storia di Safie (la “bella araba”) e di suo padre, un mercante turco. Ecco il contesto preciso:

Il passaggio nel romanzo

Nel racconto, il padre di Safie cade in disgrazia a Parigi e viene condannato a morte. Felix De Lacey decide di aiutarlo a fuggire. Il piano di fuga prevede che il turco raggiunga un porto sicuro per lasciare l’Europa, e quel porto è proprio Livorno (citata nella versione originale inglese come Leghorn).

“Si accordarono che il turco avrebbe cercato di fuggire dalla Francia e che Felix l’avrebbe accompagnato fino a Livorno, che era una città libera, per impedire che venisse tradito di nuovo.”

Frankenstein, Capitolo 14

Perché Mary Shelley scelse Livorno?

Non si tratta di una scelta casuale. All’epoca della stesura (1816-1817), Livorno era celebre in tutta Europa per tre motivi che si intrecciano perfettamente con la trama:

  • Il Porto Franco: Come indicato nel testo (“a free city”), Livorno era un porto franco dove i commercianti di ogni nazione e religione potevano muoversi con relativa libertà. Era il luogo ideale per un fuggiasco orientale.

  • Il legame con l’Oriente: Livorno era la porta principale per i traffici con il Levante e la Turchia. Per il padre di Safie, era la via più naturale per tornare a Costantinopoli.

  • Le “Leggi Livornine”: La città era famosa per la sua tolleranza verso i non cattolici (ebrei, greci, turchi), un tema caro ai Shelley, che erano noti per le loro posizioni liberali e cosmopolite.

Una curiosità cronologica

Mary Shelley scrisse questo passaggio prima di aver mai visto Livorno di persona. Quando descrisse la città nel libro, si basava sulla sua fama letteraria e storica. Solo un anno dopo la pubblicazione (1818), si sarebbe trovata a camminare davvero per quelle strade, scoprendo che la realtà della città era molto più frenetica e “mercantile” di quanto avesse immaginato nel suo studio svizzero.

Il legame, poi, tra Mary Shelley, il suo capolavoro Frankenstein e gli esperimenti galvanici sui cadaveri trova un punto di intersezione affascinante proprio in Toscana, grazie alla figura del medico Andrea Vaccà Berlinghieri.

Sebbene non esistano prove certe che Mary abbia assistito direttamente a esperimenti “galvanici” a Livorno, l’influenza del chirurgo pisano sulla cerchia degli Shelley fu immensa.

Chi era Andrea Vaccà Berlinghieri?

Andrea Vaccà (1772–1826) era un celebre chirurgo e docente all’Università di Pisa. Era una figura carismatica, di idee liberali e massone, che trasformò la sua residenza (e spesso il suo studio) in un centro di ritrovo per l’élite intellettuale europea di passaggio in Toscana.

  • L’amicizia con gli Shelley: Quando Mary e Percy Bysshe Shelley arrivarono a Pisa/Livorno, Vaccà divenne il loro medico di fiducia e un caro amico.

  • La scienza “galvanica”: Vaccà era aggiornatissimo sulle teorie di Luigi Galvani e Alessandro Volta. All’epoca, l’idea che l’elettricità fosse il “fluido vitale” in grado di rianimare i tessuti morti era l’avanguardia della scienza.

Gli esperimenti sui cadaveri

Nella fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, gli esperimenti di galvanismo erano spettacolari e macabri: si applicavano correnti elettriche ai muscoli di animali o criminali giustiziati per indurre contrazioni violente, dando l’illusione della vita.

  • Il legame con il romanzo: Mary Shelley scrisse Frankenstein nel 1816, ispirata dalle discussioni sul galvanismo avute in Svizzera con Lord Byron e Polidori (che citavano spesso gli esperimenti di Giovanni Aldini, nipote di Galvani).

  • Le conversazioni a Livorno e Pisa: Durante i soggiorni toscani, Mary discusse a lungo con Vaccà. Il medico le fornì dettagli tecnici sulla chirurgia e sull’anatomia che, pur non essendo confluiti nella prima edizione del libro, influenzarono profondamente la sua visione della “creazione” scientifica.

Si dice che Mary fosse affascinata e al contempo inorridita dai racconti sulle tecniche chirurgiche di Vaccà e sulle sue ricerche sui limiti tra la vita e la morte.

Villa Valsovano: tra lutto e scienza

Mentre viveva a Villa Valsovano (Livorno) nel 1819, Mary stava correggendo e meditando sulle tematiche del suo libro, circondata da un ambiente (quello dei Gisborne e di Vaccà) dove la scienza era l’argomento principale.

In quel periodo, la morte dei suoi figli la portò a riflettere ossessivamente sulla possibilità di “riportare in vita” i defunti, un tema che Vaccà Berlinghieri trattava dal punto di vista medico-scientifico, separando la superstizione dalla chirurgia d’avanguardia.

In sintesi: Realtà vs Leggenda

  • Realtà: Vaccà Berlinghieri fu il consulente medico e scientifico degli Shelley in Toscana. Le sue conoscenze di anatomia e le sue teorie sulla vitalità cellulare nutrirono l’immaginario di Mary.

  • Leggenda: Molti amano pensare che Mary abbia visto Vaccà “elettrificare” cadaveri in un laboratorio segreto a Livorno o Pisa. Non ci sono prove documentali di esperimenti pubblici sui cadaveri eseguiti da Vaccà specificamente davanti a lei, ma è certo che la cultura del galvanismo che Vaccà rappresentava fu il terreno fertile in cui il mito di Frankenstein continuò a crescere anche dopo la sua pubblicazione.

Frankenstein e Livorno- La città celebra oggi questo legame attraverso l’arte e la cultura:

  • Il Murale di D*Face: Recentemente (novembre 2024), lo street artist di fama mondiale D*Face ha realizzato un imponente murale in Via Luigi Bosi intitolato “Burn your shadow away”. L’opera è un omaggio a Mary Shelley e alla sua creatura, realizzato in collaborazione con l’associazione MuraLi e il FI PI LI Horror Festival.

  • FI PI LI Horror Festival: Questo festival, che si tiene spesso presso gli Hangar Creativi, dedica regolarmente spazio alla figura di Mary Shelley con conferenze e tour guidati sui passi della scrittrice in città.

La tragedia finale

Il legame con Livorno si chiude tragicamente nel luglio 1822: Percy Bysshe Shelley salpò proprio dal porto di Livorno con la sua imbarcazione, la Don Juan, diretto verso Lerici. La barca naufragò durante una tempesta e il corpo del poeta fu ritrovato giorni dopo sulla spiaggia di Viareggio.

Se desideri visitare i luoghi legati alla scrittrice, ti consiglio di partire dal murale in Via Bosi per poi dirigerti verso la zona di Via Valsovano, dove si respira ancora l’atmosfera della campagna livornese che tanto aiutò Mary a trovare un momento di pace.

Casa Insmout-affitti brevi ti aspetta per informazioni e prenotazioni al 3338958640 oppure 3475780139.

A presto!

Potrebbe interessarti

16 Marzo 2026

Parco di Villa Mimbelli a LIvorno

La storia di Villa Mimbelli è un perfetto esempio dell’eleganza cosmopolita che caratterizzò Livorno nella seconda metà dell’Ottocento. Non è solo un parco, ma...

23 Febbraio 2026

L’origine del nome Livorno

La storia del nome Livorno è un piccolo enigma linguistico che ha affascinato storici e glottologi per secoli. Non c’è una certezza assoluta, ma...

Inizia la chat
1
Bisogno di aiuto?
Ciao!
Posso esserti di aiuto?